Estratti da Rat-man numero 61: Era mio padre:
Questa sala è dedicata alle opere di Bartolomeo Farinacci detto "il Gambaletto". Contemporaneo di Gaetano Porporello il Gambaletto si differenziò dal suo illustre collega per una maggiore coerenza nella struttura prospettica. La "Madonna del Velcro" è un perfetto esempio di sintesi storicista, portata a un connubio emotivo esaustivo, nel suo qua e là del colore. Lo sguardo, la postura delle mani e la torsione del busto della vergine esprimono massimamento quella dolcezza che il Gambaletto sapeva infondere nelle figure maschili. Soggiogati dall'estasi dei personaggi, poco ci importa della pecora sullo sfondo, parcheggiata in seconda fila. Alla nostra destra, sul cellulare che il Bambin Gesù indica a Giovanni il Battista, appare una chiamata senza risposta, da alcuni attribuita alla Maddalena.
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Pietro della Gigetta detto "il Ricalcone", fu maestro nella singolare tecnica pittorica a sinopia sovrapposta, con la quale produsse svariate opere, tutte uguali a quelle degli altri. è un Piero della Gigetta ormai maturo quello che possiamo ammirare nel suo più celebre capolavoro "l'Ultima Cena ho pagato io". Osserviamo le linee principali del quadro. Esse convergono aull'occhio dell'apostolo Pietro, cui l'oste chiede i soldi per gli altri undici apostoli, non presenti nel dipinto. I drappeggi della tovaglia, meravigliosamente scomposti... le brocche del vino che paiono appena rovesciate e il piede dell'apostolo Matteo, che, leggiadro, si intravede forse per un ultimo istante ancora nel vano della porta che conduce all'esterno, ci raccontano di un fuggi-fuggi di colori, di risate luminose che cadono sulle poche monete di rame, nella mano aperta di Pietro. "Sono usciti un attimo a fumare", sembra timidamente giustificarsi l'apostolo rimasto. Ma la figura solida e sgraziata dell'oste, già ci svela il finale della vicenda.
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è sempre la rappresentazione del Sacro a dominare l'opera di Francesco Pescalovo detto "il Favaccio". Nel mirabile "San Giovanni decollato", l'ansia per il ritardo dell'aereo si stempera nell'annuncio dell'imminente partenza. Il Favaccio sembra tuttavia suggerire all'osservatore che il Battista non ami volare. Lo ritrae pallido, gli occhi roteati all'indietro e con un'espressione grottesca sul volto, come a voler dire al suo vicino di posto "devo vomitare". A sapiente contrasto, le tre pecore sedute nella fila 11 ridono e scherzano, ammiccando alla sofferenza del santo con gesti esagerati e buffoneschi.
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I Giochi di luce e le insolite scelte cromatiche tracciano il percorso artistico di Benedetto Spingigalli detto "il Viennetta". A differenza del Gambaletto, il Viennetta interrompe la sua continua ricerca dell'allegoria, sbottando in un rassegnato "l'avrò persa!". La sua "Annunciazione" pone già altre domande, cui lo stesso Arcangelo Gabriele, splendido nella sua tonaca di Missoni, pare non trovare una risposta. A chi suonare? a Favotti-Donini? a Della Bona? a Mondelli? Il dito incerto, sospeso sulla campanelliera, è al tempo stesso tensione umana e spirituale. ma il Viennetta va oltre la raffigurazione del sacro e porta l'operato dell'Arcangelo a definitivo compimento attraverso un più prosaico "chi è?" "pubblicità". Il volto della vecchia, che osserva sospettosa la pettinatura da albanese dell'Arcangelo, ci rimanda al più celebre "Trionfo dell'anzianità".
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La rivoluzione del concetto di immagine in sé ed oltre sé accompagna per tutto il novecento il movimento noto come Figurinismo, di cui Amedeo Scordaloca e Paolo Balloni sono i principali esponenti. Interessato a raggiungere il Completismo, Balloni inizia ben presto a scambiare il figurinismo doppio con altri artisti, in contrasto con Scordaloca, che non approva questa apertura. Scordaloca, del resto, è più interessato all'Attacchismo, un Completismo più apparente che reale: Laddove la numero 52, la numero 104 e la numero 122 sono mancanti, egli colloca in tutte e tre Dino Zoff.